Tacchini e referendum

Niente ponte dei santi, Immacolata o S.Ambrogio, pero’ il ponte di Thanksgiving si’, questo ce lo siamo proprio meritato. E finalmente e’ arrivato e, a dirla tutta, gia’ finito. Ora manca solo l’ultimo sprint di un mese, fino al 23 dicembre e poi finalmente vacanze di Natale. img-20161124-wa0006

Questo ringraziamento e’ andato molto bene, meglio del previsto, considerato che un paio di settimane fa la bisnonna ci ha lasciato e che anche quest’anno per il secondo anno di fila Thanksgiving si sarebbe festeggiato a casa nostra. Tra tutte le case in famiglia, la piu’ piccola si e’ aggiudicata questo onore (fortunella) e io l’onore di passare circa due giorni tra pulizie e cucina, fino al mezzogiorno del fatidico penultimo giovedi’ di novembre.
Per mezzogiorno, che sia chiaro, non intendo che ci si siede a tavola a quell’ora per il pranzo. No, il lunch nei giorni di festa viene completamente saltato, cosi’ come la domenica. Il concetto e’ che ci si alza magari piu’ tardi del solito, si fa una colazione piu’ sostanziosa e poi si passa direttamente verso le 17.00 al pasto caldo (dinner) della giornata. Lo stesso vale per Natale e, ovviamente, Thanksgiving. 20161124_140149

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Famiglia e amici arrivano dopo mezzogiorno, diciamo verso le 13.00 e partendo da aperitivo e antipasti si tirano le 17.00 quando finalmente tacchino & co. sono pronti e ci si siede a tavola (gia’ sazi per tutto quello che si e’ mangiato prima). Rimango dell’idea, maturata durante il mio primo Thanksgiving, che il Ringraziamento non sia altro che le prove generali di Natale. Perche’ di fatto, a parte la cena col tacchino, altro non si fa. Non ci sono cerimonie, riti particolari, altre tradizioni se non quelle culinarie, e al massimo la parate di Macy’s a New Yorkimg-20161124-wa0015 (capirai). Eppure questo weekend ho pensato che non esiste festa piu’ universale che questa, una festa in cui la sola celebrazione e’ dire Grazie: dire grazie alla terra per i suoi frutti al termine del raccolto dell’autunno, prima che arrivi l’inverno, dire grazie alla propria famiglia, ai propri amici, al proprio dio per tutto cio’ che e’ stato donato gratuitamente o che si e’ ottenuto con il proprio lavoro. Nessuna ragione politica, religiosa, patriottica, solo l’umano sentimento di gratitudine verso tutto cio’ che e’ piu’ grande di noi. 20161022_112304

Questa poesia viene immediatamente infranta dalla triste tradizione del Black Friday che segue il giorno successivo. Io personalmente sono andata in palestra, a comprare qualche regalo di Natale e poi all’Ikea. Nick in pausa pranzo e’ uscito dal lavoro ed e’ tornato con una tv nuova per rimpiazzare quella rotta. La scusa e’ che costava $300 in meno per il Black Friday; la realta’ e’ che l’hanno regalata i suoi per Natale.

Questo ponte e’ stato allegramente animato, almeno per me e per tutti gli italiani residenti all’estero, anche dalla tanto agognata scheda elettorale per il referendum. Sia inteso che la lettera di Renzi a me non e’ mai arrivata. La busta dal Consolato invece si’. E sara’ anche il mio primo voto espresso da quaggiu’. Ecco una delle soddisfazioni di essere italiana lontana dall’Italia. Tra le altre anche la soddisfazione di rispondere alla domanda di una signora al supermercato che, trovandomi in fissa davanti ad un vassoio di struffoli, mi domanda “What are those?”, e alla mia risposta mi saluta dicendo “I am happy that those treats brought you good memories of your Italian grandmother”.

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