To bee or not to bee?

Partendo dal fatto che riconosco di avere dei limiti e di fare degli errori, vorrei anche precisare che una basica conoscenza dell’Amleto e della grammatica inglese mi accompagna dai tempi del liceo e si’, quello nel titolo non e’ un errore ma un gioco di parole.

Infatti vorrei raccontare in questo post dell’avventura intrapresa meno di un anno fa , all’inizio in maniera abbastanza passiva, in veste di apicoltori.
Ero appena rientrata da un viaggio di lavoro in Centro America e Nick mi era venuto a prendere in aeroporto. “Bentornata, qui tutti bene. E poi le api arrivano venerdi’.” Silenzio. “Quali api?”
E da li’ venni a sapere volente o nolente la settimana seguente un alveare sarebbe stato installato in giardino e popolato da una colonia di api da miele. Ma cosa ne sappiamo noi di api? Le uniche nozioni, per lo piu’ inutili, che mi venivano in mente erano quelle di qualche documentario guardato alle elementari e quelle condivise da una docente universitaria, che facendo accenni di zoolinguistica, ci informo’ una volta che le api sono una specie animale con un linguaggio ben codificato nei loro movimenti. Capirai.

Nonostante tutto Nick ed il suo amico di avventure si erano documentati un po’, avevano ordinato l’alveare con tutte le sue parti, il resto dell’attrezzatura e avevano ordinato lo starting kit di api: una scatola contenente circa 1,8 kg di api operaie italiane (ma perche’ esattammente?) piu’ un’ ape regina fecondata. Sono andati a ritirare il prezioso pacco un giorno di maggio, il pacco e’ stato “scartato” e posizionato nell’alveare, nutrito con delle soluzioni zuccherine fatte in casa, e via, l’alveare e’ stato avviato.

Ci sono voluti circa tre mesi prima che lo colonia aumentasse di numero fino a raggiungere le domensioni necessarie per iniziare a produrre miele in eccesso, oltre a quello necessario per il proprio nutrimento.

Arrivato l’inverno e i primi geli abbiamo preparato l’alveare come potevamo e, seguendo i consigli di apicoltori esperti, lasciato che la colonia andasse in letargo per poi sperare di ritrovarla in primavera. Purtroppo la scorsa settimana abbiamo scoperto che non e’ andata esattamente cosi’. Ancora non abbiamo capito le cause, ma vuoi per un isolamento termico sbagliato, vuoi per dei parassiti, la nostra intera colonia di circa 50,000 api e’ morta durante questo inverno. E una volta aperte le arnie, cosa fai? Vuoi lasciare li’ tutto quel ben di Dio di miele che le apine hanno preparato la scorsa estate come scorta per l’inverno?! Certo che no.

Cosi’ in una fredda domenica di febbraio ci siamo messi d’impegno e abbiamo estratto per la prima volta il nostro miele. Nei mesi precedenti ci eravamo attrezzati comprando del materiale, leggendo articoli e guardando video di altri apicoltori. Eppure il processo e’ stato piu’ lungo e laborioso del previsto.

I singoli telai vanno estratti e lo strato di cera con cui le api hanno sigillato le celle va eliminato con la lama di un coltello, per poter rivelare il miele al loro interno. Con un apposita centrifuga si estrae il miele dai telai, lo si filtra per eliminare le eventuali parti di cera e api sciolte nel miele ed infine il miele e’ pronto per essere colato dei barattoli precedentemente sterilizzati.

Dal nostro primo esprimento di colonia di api (defunte) abbiamo estratto un totale di circa 3,5 litri di miele. Buonissimo.

 

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